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La questione clandestini a Lampedusa: quali risposte?
Lampedusa è sempre stata teatro di sbarchi da parte di gente disperata che viene in Italia cercando condizioni di vita migliori, oppure per sfuggire alla guerra e alle persecuzioni. Sbarchi di migliaia di persone, ammassate come sardine prima sui barconi, poi nei centri di accoglienza con i conti sempre in rosso. Qual è la novità che ha scatenato la furia mediatica? Quali sono le risposte della politica di fronte a questi eventi?
26 marzo 2011
Lampedusa è sempre stata teatro di sbarchi da parte di gente disperata che viene in Italia cercando condizioni di vita migliori, oppure per sfuggire alla guerra e alle persecuzioni. Sbarchi di migliaia di persone, ammassate come sardine prima sui barconi, poi nei centri di accoglienza con i conti sempre in rosso. Qual è la novità che ha scatenato la furia mediatica? Quali sono le risposte della politica di fronte a questi eventi?
Ultimamente, gli sbarchi sono aumentati, arrivando persino ad un imbarco ogni 3 ore di media, poiché, per la crisi libica e per la rivolta in Tunisia, sono state aperte le porte a chi scappava dalla guerra. In moltissimi tra i gestori di questi barconi ne hanno approfittato e lo sbarco principale è Lampedusa, soprattutto per motivi di vicinanza.
I Lampedusani, che hanno subìto per anni una politica che si basava sul respingere quanti più clandestini possibile ( vedi la Bossi-Fini) e smistare i pochissimi “veri” profughi (senza dare risorse alle forze dell’ordine per poter vedere chi era il profugo e chi no tra migliaia di persone) si sono ribellati a quello che ritenevano un sopruso. La risposta è stata non aumentare il numero delle forze dell’ordine, ma chiedere aiuto alle altre Regioni (che certo economicamente non se la passano meglio) e chiedere “gentilmente” alla Tunisia a riprendersi 500 persone una tantum sulle migliaia che arrivano in continuo.
Speriamo in una risoluzione bi-partisan, che sappia ascoltare le esigenze di tutti, ricordando che anche noi siamo stati profughi, ma anche che i cittadini hanno diritto a vivere in un Paese civile.













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