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Cammino difficile per Franceschini Tra primarie mancate e scetticismo
ROMA – Se non è “fuoco amico” poco ci manca. Svaniti gli applausi del giorno dell’elezione i primi passi di Dario Franceschini alla guida del Pd sono segnati da mugugni e critiche che lasciano il segno. E non quelle, attese, del Pdl. Quanto quel misto di scetticismo e diffidenza che traspare da chi, a Franceschini, [...]
23 febbraio 2009
ROMA – Se non è “fuoco amico” poco ci manca. Svaniti gli applausi del giorno dell’elezione i primi passi di Dario Franceschini alla guida del Pd sono segnati da mugugni e critiche che
lasciano il segno. E non quelle, attese, del Pdl. Quanto quel misto di scetticismo e diffidenza che traspare da chi, a Franceschini, dovrebbe essere più vicino. Basta dare un’occhiata alle prime pagine di giornali come l’Unità e il Riformista per avvertire un netto sentore di una neppur tanto velata perplessità sulla scelta del Pd. Un rimpianto che sfocia nella critica per non aver dato retta alla base del partito che chiedeva le primarie. Ancora stamattina il quotidiano diretto da Concita de Gregorio insiste, sottolineando “la rabbia del web” e rimarcando “la rabbia degli elettori per quanto accaduto sabato”.
Freddina Emma Bonino che definisce il segretario “non brillantissimo”, mentre Massimo Cacciari va giù duro: “Era la soluzione più scontata e anche la peggiore. Almeno le primarie avrebbero creato un pò di movimento anche se non sarebbero andate assolutamente bene. L’unica soluzione era il congresso. Ma così hanno deciso… Pace all’anima loro. Certo che un partito chiamato a decidere il leader tra Franceschini e Parisi rasenta il ridicolo”. E se da Firenze Matteo Renzi, vincitore delle primarie per la candidatura a sindaco della città, definisce Franceschini “un vicedisastro”, ricordando il suo passato di numero 2 di Veltroni, Livia Turco, che Franceschini l’ha votato, ribatte: “La scelta di non andare subito alle primarie è stata necessaria “perchè in questo momento sarebbero state un disastro, avrebbero significato il dissolvimento del Partito democratico”.
Dunque un clima difficile per il neosegretario. Alle prese sia con la scelta della squadra che lo accompagnerà durante il suo mandato (pare che i big faranno un passo indietro), sia con la questione dei rapporti con le altre forze di opposizione. Con Rifondazione, per bocca del segretario Ferrero, che vede Franceschini “in continuità con l’impronta veltroniana. Mi sembra che non gli passi neanche per l’anticamera del cervello di fare qualcosa di sinistra”. E con Di Pietro che taglia corto: “Franceschini ha scoperto il pericolo Berlusconi? Non è mai troppo tardi”.
REPUBBLICA (C)













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