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“Cambia il vento” nel PD
“Cambia il vento” è lo slogan del manifesto utilizzato per pubblicizzare la prossima festa dell’Unità a Roma, ma l’immagine che fa da sfondo allo slogan ha già scatenato un mare di polemiche.
24 giugno 2011
L’immagine ritrae una giovane donna che cerca di coprirsi con le mani le gambe, che un vento malizioso che solleva la gonna sta scoprendo. Si tratta dell’ennesima citazione del film di Billy Wilder “Quando la moglie è in vacanza” interpretato da Marilyn Monroe, ma questa volta il riferimento cinematografico è stato giudicato imbarazzante.
L’associazione “Corrente Rosa” ha chiesto a Rosy Bindi, presidente del partito, di intervenire per fermare “lo stesso soffocante scirocco del maschilismo di basso livello”; il comitato “Se non ora quando”, sceso in piazza lo scorso febbraio per protestare contro la strumentalizzazione del corpo femminile, ha scritto una lettera alla direzione del partito chiedendo il ritiro della campagna per la “sconcertante immagine strumentale del corpo femminile che lascia stupite e attonite”; il consiglio del IV municipio di Roma si augura che si passi a illustrare il cambiamento con una campagna ispirata ad altri temi, in particolare a quello delle energie rinnovabili. Riccardo Corbucci, vicepresidente del consiglio del IV Municipio, ha puntualizzato inoltre che la strumentalizzazione del corpo femminile non appartiene in alcun modo alla cultura politica del Partito Democratico e auspica un ripensamento dell’intera campagna promozionale in vista della festa.
In realtà, volgendo lo sguardo al recedente passato, queste polemiche non sono nuove all’interno del PD.
Nel 2008 fu il quotidiano l’Unità ad essere investito da un bel fiume di polemiche. L’immagine scelta per la campagna pubblicitaria che doveva accompagnare il rilancio della testa giornalistica rappresentava infatti il lato “b” di una ragazza con una minigonna di jeans, dalla cui tasca spuntava una copia de “L’Unità”.
Stessa situazione si verificò lo scorso anno, ancora una volta in occasione della Festa dell’Unità. Il manifesto scelto raffigurava una donna con un mazzo di fiori in mano, che avrebbe dovuto rappresentare l’Italia in occasione dei suoi 150 anni. La ragazza sorrideva con aria sognante e un po’ svampita e la deputata del Pd Paola Concia non ebbe esitazioni nel definire il manifesto “di una stupidità” allucinante.

Nulla di nuovo quindi.
Ma come ha risposto il partito democratico alle recenti polemiche?
La risposta di Sara Battisti, segretario dei giovani Democratici del Lazio, ha dichiarato con fermezza: “A noi il manifesto piace. Siamo impegnate da tempo in una battaglia a difesa della nostra dignità, e contro la mercificazione del nostro corpo tanto in voga nell’epoca berlusconiana, ma in quel manifesto si ravvisa più la poesia frivola e rivoluzionaria di una Marylin Monroe, che non la volgarità televisiva a cui siamo abituati”.
E dalla segreteria del Pd romano arriva la risposta alla lettera inviata dal coordinamento di “Se non ora quando”: “Un paio di gambe sono automaticamente equiparabili ad un’immagine offensiva o volgare come quelle delle ‘olgettine’ che circolano sul web? Sono la stessa cosa o c’è una differenza? Qual è il confine oltre il quale comincia la mercificazione o l’uso improprio? Il manifesto è una citazione pubblicitaria. Può piacere o non piacere. Ma è davvero riprovevole?”.
Che dire? Proviamo ad azzardare una conclusione diversa e originale.
Con lo slogan “Cambia il vento” il partito democratico vuole sicuramente esortare la base a costruire una discussione pubblica intorno alla festa del Pd di Roma, allo scopo di organizzare una manifestazione in cui possano confrontarsi in modo libero diversi punti di vista, senza pregiudizi o banalizzazioni, senza moralismi bacchettoni, ma con posizioni che evidenzino una vera e reale ricchezza di valori.
Il messaggio veicolato allora da un’immagine che sembra allinearsi ad un’iconografia ormai troppo sfruttata può essere letto in questo modo: il vento sta realmente cambiando perchè la ragazza sta cercando di coprire, e non di scoprire, le gambe.













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