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Berlusconi: “La Tav si farà c’è pieno accordo nel governo”
ROMA – La Torino-Lione “si farà”, visto che c’è “pieno accordo nel governo”. La struttura del G8 va “ripensata”, deve essere “più forte e più concreta”. Nella questione medio orientale Hamas “non può essere un interlocutore” e per quanto riguarda la presenza militare in Afghanistan, “se serve, non ci tiriamo indietro”. E’ un Berlusconi a [...]
23 febbraio 2009
ROMA – La Torino-Lione “si farà”, visto che c’è “pieno accordo nel governo”. La struttura del G8 va “ripensata”, deve essere “più forte e più concreta”. Nella questione medio orientale Hamas “non può essere un interlocutore” e per quanto riguarda la presenza militare in Afghanistan, “se serve, non ci tiriamo indietro”. E’ un Berlusconi a tutto campo quello che parla al quotidiano francese Le Figaro, alla vigilia del vertice Italia-Francia a Roma. Tocca tutti gli argomenti più “caldi” del momento, dalla crisi (“L’Italia è stata la prima a reagire in Europa”) alla figura di Obama (“ci legano tratti in comune”). Poi ripercorre la sua storia politica, incensandone i meriti (“Ho evitato che il Paese finisse in mano alla sinistra comunista”, si vanta) e ricordando i molti “successi”, dalla pulizia di Napoli alla recente finanziaria. Fino ad arrivare alla questione attualissima della giustizia. E qui il Cavaliere ritorna sui leitmotiv di questi decenni, proclama la sua innocenza e attacca: “Hanno tentato di liquidarmi politicamente per via giudiziaria, ma questo, ormai, appartiene al passato”.
La Torino-Lione. “Poche settimane fa il mio governo ha confermato il commissario Mario Virano alla presidenza dell’Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione – ricorda il presidente del Consiglio – intendiamo accelerare il lavoro per completare il Corridoio 5. L’Alta Velocità era nel nostro programma elettorale, c’è pieno accordo nel governo, quindi la Torino-Lione si farà”. Berlusconi sottolinea poi che il suo esecutivo attribuisce “un’importanza strategica allo sviluppo delle infrastrutture. Abbiamo riaperto tanti cantieri chiusi dal precedente governo tenuto sotto ricatto dal fanatismo ambientalista”.
L’impegno politico “per il Paese”. Berlusconi ripercorre i suoi 14 anni di storia politica. Lui che era “il più invidiato imprenditore italiano”, ha deciso di impegnare tutto sé stesso “per preservare il mio Paese da un’ipotesi comunista e da un futuro incerto e confuso”. Non solo: il premier elenca i momenti più felici di questi 14 anni, tra cui spicca il fatto di “aver contribuito a far rialzare l’Italia all’indomani della stagione di Mani Pulite, quando i partiti che avevano governato per decenni erano stati spazzati via dalla rivoluzione giudiziaria di stampo comunista”. “Il pericolo – ripete – era che il Paese finisse in mano alla sinistra comunista”.
“L’Italia prima ad attivarsi”. Di crisi parla invece quando elenca i successi del suo governo. “Ci siamo attivati tempestivamente”, afferma il premier, ricordando che siamo stati “i primi in Europa” a fronteggiare la difficile situazione economica. Dopo rivendica anche la “soluzione della tragedia dei rifiuti a Napoli”, il mantenimento dell’Alitalia come compagnia di bandiera e l’aver “messo in sicurezza i conti pubblici con la legge finanziaria”.
Il premier e la giustizia. Ma Berlusconi ricorda anche la riforma della scuola e quella, in corso, della giustizia. “Rispetto la magistratura non politicizzata”, chiarisce il presidente del Consiglio. Poi però arriva la stoccata: “Nonostante una quantità impressionante di indagini, perquisizioni e processi contro di me e contro le società del mio gruppo, ne sono sempre uscito innocente”, afferma il Cavaliere, secondo cui “è facile pensare che si sia tentato di liquidarmi politicamente per via giudiziaria, ma questo, ormai, appartiene al passato”. Anzi, fa un passo in più e assicura: “Gli italiani lo hanno capito da tempo”.
Un G8 “più efficace”. Il presidente del Consiglio tocca anche temi di politica internazionale. Si dice convinto che, di fronte al mutato scenario internazionale, bisogna “ripensare la struttura” del forum degli 8 Grandi, che deve essere “più rappresentativo ed efficace”, ma anche “inclusivo”, cioè “deve aprirsi alle economie emergenti e dialogare con la parte di pianeta più povera”.
“Non si può trattare con Hamas”. Berlusconi tocca anche l’argomento Medio Oriente: spiega che “Hamas non può essere un interlocutore” e ricorda che “proprio la presidenza italiana dell’Unione Europea, nel 2003, ha ottenuto di inserirlo nella lista delle organizzazioni terroristiche”. “La tregua deve stabilizzarsi in un percorso negoziale”, afferma. Sempre a proposito di politica estera, il premier parla di un ipotetico aumento delle truppe in Afghanistan e sostiene che l’Italia non si è mai tirata indietro di fronte “alle richieste di maggiore coinvolgimento”. Mentre per quanto riguarda il dialogo con la Federazione russa lo definisce “una delle priorità per l’Europa e per tutto l’Occidente”.
Come Obama. Lo aveva già detto al quotidiano tedeco Bild, lo ribadisce a Le Figaro: lui e il neopresidente degli Usa sono legati da “tratti comuni”: “E’ un leader concreto e positivo, che si prepara a fondo sulle questioni – argomenta il premier – che conosce molto bene i dossier della politica internazionale, e con il quale si ragiona. Ci lega pure l’audacia della speranza. Un tratto necessario nei momenti di crisi”.
REPUBBLICA (C)













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